Eremo delle Carceri Hotel Frate Sole

Eremo delle Carceri

Eremo delle CarceriL’Eremo immerso entro una fitta selva di querce e lecci, all’interno del suggestivo territorio di tutela del Parco del Monte Subasio, gode di uno splendido panorama che si apre sulla Valle Umbra, è uno dei siti francescani tra i più ricchi di memorie e suggestioni. Collocato a circa quattro chilometri da Assisi e a quasi ottocento metri di quota, questo è il luogo dove Francesco e suoi compagni, intorno al 1211, si “carceravano”, ovvero si ritiravano in preghiera, raggiungendo l’antica chiesetta di Santa Maria delle Carceri, circondata da grotte naturali frequentate da eremiti già in età paleocristiana. L’Eremo è formato da un cortiletto e da alcune cellette, ora adattate a cappelle sovrapposte le une alle altre e congiunte da strettissimi corridoi e scalette, così da formare come un’unica costruzione di incantevole purezza nelle sue linee architettoniche. Alcune di queste piccole costruzioni sono dell’epoca del Santo, le altre sono venute nei secoli, ma non hanno mai corrotto le linee e le misure primitive, né guastato il mistico sapore di tutto l’insieme. Nel 1373 il beato Paoluccio Trinci costruì le prime celle in forma di dormitorio intorno alla grotta di San Francesco, oggi divisa in due ambienti: uno con il giaciglio ricavato nella roccia, l’altro dove si vede un masso su cui Francesco sedeva per meditare. L’affresco trecentesco raffigura la predica agli uccelli. All’esterno la “buca del diavolo” dove sarebbe precipitato il demonio sconfitto dalle preghiere di San Francesco. Il convento vero e proprio venne costruito nel quattrocento su iniziativa di Bernardino da Siena. Il refettorio, conserva ancora gli arredi originali. La chiesa quattrocentesca conserva sopra l’altare una Crocifissione di scuola umbro-senese del XV secolo. Attraverso un cancello di ferro si accede alla chiesetta originaria, sull’altare si trova la croce che il santo portava nelle sue opere di evangelizzazione e dietro un affresco con Madonna con Bambino e San Francesco del XVI secolo attribuito a Tiberio d’Assisi. Eremo delle CarceriIl cosidetto “Viale di San Francesco”, la suggestiva passeggiata nel bosco, si apre con la statua in bronzo di Vicenzo Rosignoli “San Francesco che libera le tortorelle” del 1882. Il percorso, dove si trova anche un antichissimo elce sopra il quale gli uccelli sarebbero accorsi per essere benedetti da Francesco, conduce alla grotta del beato Leone, sono oltre il torrente le grotte degli altri compagni del santo. Proseguendo ancora si trovano la grotta di san Masseo e di san Rufino, primo vescovo e protettore di Assisi martire nel 238. Ma quello che ci rapisce l’anima, lassù tra il verde silenzio della selva, è lo spirito di gaudiosa e austera povertà che fu l’inalienabile ricchezza del figlio di Pietro Bernardone. Qui c’è davvero ancora lo spirito di Francesco d’Assisi, in questo silenzio che respira preghiera e contemplazione, in questa natura così intrisa di bellezza spirituale, nel suo ininterrotto colloquio con Dio.

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