Assisi, la città di Francesco
Centro internazionale di pace, spiritualità e arte, il mondo guarda ad Assisi soprattutto perché ha bisogno di San Francesco.
« Intra Tupino e l’acqua che discende
del colle eletto dal beato Ubaldo,
fertile costa d’alto monte pende,
onde Perugia sente freddo e caldo
da Porta Sole; e di retro le piange
per grave giogo Nocera con Gualdo.
Di questa costa, là dov’ella frange
più sua rattezza, nacque al mondo un Sole,
come fa questo talvolta di Gange.
Però chi d’esso loco fa parole,
non dica Ascesi, ché direbbe corto,
ma Oriente, se proprio dir vuole. »
(Dante Alighieri, Paradiso XI)
Assisi è la città di Francesco. Lo è per le vicende biografiche del grande santo che vi nacque il 5 luglio 1182, vi trascorse parte importante della vita e morì non lontano dalle sue mura, alla Porziuncola il 3 ottobre 1226 e perchè per Francesco furono costruite le due chiese sovrapposte di cui si compone la Basilica che gli è intitolata, pagina capitale, grazie agli affreschi che riassuntivamente si dicono di Giotto, dell’arte italiana e del mondo.
Al momento della nascita del figlio del mercante Pietro Bernardone dei Moriconi e della nobile Pica Bourlemont, la città era già vecchia di secoli, considerando che era stata fondata dagli Umbri, a cui subentrarono prima gli Etruschi e quindi i Romani di cui divenne municipio. Probabilmente città natale del poeta latino Properzio, da cui fu descritta com’è anche adesso, disposta a terrazze successive risalenti il declivio del monte Subasio, intorno al fulcro del tempio di Minerva.
Assisi condivise per secoli le sorti dell’Urbe. La sua gente conobbe la gioia cruenta della conquista, sentì l’orgoglio del dominio, amò paganamente i beni della vita e gustò con terrena raffinatezza i diletti dello spirito. Ma, quando il Messaggio di Cristo, rendendo l’uomo consapevole della sua dignità di figlio di Dio, rovesciò i valori sociali e ridimensionò quelli politici, ai quali fino ad allora si era uniformata la vita, in tutte le terre dell’Impero si scatenarono le persecuzioni e anche Assisi ebbe, col sangue dei suoi martiri, il Battesimo Cristiano.
Alcuni secoli dopo l’Impero cadeva e anche Assisi conobbe la furia barbarica degli invasori e fino all’aprirsi dell’epoca comunale passò di assedio in assedio. Il Comune sorse poco dopo l’anno 1000, con insegna Ghibellina, fu impegnato in lunghi conflitti con la vicina Perugia che era invece di parte Guelfa e da cui fu sopraffatta, perdendo l’indipendenza, nel 1300. Dopo pochi decenni assieme all’antica rivale entrò a far parte dello Stato della Chiesa, che dal Lazio, si era gradatamente esteso fino a comprendere anche l’Umbria e sotto il cui dominio, salvo la parentesi napoleonica, rimase fino al 1860 con la nascita dello Stato Italiano.
La storia di Assisi potrebbe considerarsi chiusa nel Medioevo, che ha stampato la più suggestiva impronta di sé nella pietra cittadina bianca e rosata del Subasio, se così fosse Assisi ci parlerebbe solo col fascino decadente del ricordo; ci offrirebbe il piacere di ripercorrere, da occasionali turisti in un passato irripetibile, le sue strade anguste che non lasciano spazio agli autobus né alle automobili; ci suggerirebbe l’eco di antiche parole d’amore mentre indugiamo ad ammirare un ponticello fiorito che unisce casa a casa, o, per un gioco teatrale della fantasia ci illuminerebbe di un rapido balenar di spade un andito buio. E invece no, Assisi non è ricordo, ma perenne esperienza di vita perché qui nacque e qui continua a vivere in spirito d’amore San Francesco, il più sensibile interprete del messaggio cristiano. Assisi è il miracolo di questa presenza francescana, è il miracolo di un amore che non si spense quando il cuore del Poverello cessò di battere, ma si effuse in tutte le forme che può assumere il sentimento assecondando le varie inclinazioni degli uomini. Ed è ardore di carità, è magia d’arte, è incontro mistico universale, è spiritualità di pace, è gentilezza di popolo, è soave rispetto per i luoghi dove visse il Santo.
Scrive Cesare Angelini in “Frammenti del Sabato”: «Qui, uno è subito preso di lui, da lui, il capo spirituale della città. Veramente il luogo possiede una presenza che costringe o meglio abbatte: – il soprannaturale è penetrato nel naturale, insostenibile quasi alla nostra misura, ma è una prima impressione che passa perché anche il credere qui è un modo leggero; più che un intendere è un amare… – E’ la novità di Assisi e il beneficio del Santo, il quale ci ha insegnato che più giova parlare a Dio che parlare di Dio. Parlare di Dio è del teologo che spesso sillogizza e spesso non ama; parlare a Dio è dell’anima innamorata. Un parlare che diventa un cantare. E allora si capisce che vivere in Assisi è un privilegio. E, naturalmente, una responsabilità».
E infatti la città del Poverello è meta di pellegrini più che di turisti. Il turista, di solito, suddivide il suo tempo secondo un itinerario ordinato, ma frettoloso. Invece chi viene ad Assisi non tiene conto del tempo che non è una dimensione dello spirito. Perfino la curiosità dello scettico qui è già inconsapevole o inconfessata ricerca del Vero. Il poeta danese J.J. Joergensen, nel periodo più confuso e desolato della sua vita, cercando conforto nell’amicizia, venne ad Assisi per rivedere Mogens Ballin, suo carissimo amico di origine ebraica, che si era convertito al cristianesimo e che risiedeva allora in questa città. E qui Joergensen ritrovò Dio e se stesso.
Quindi la città si è imposta all’attenzione mondiale come centro universale del messaggio francescano di pace e fratellanza, come testimoniano i fatti occorsi in questi ultimi anni:
. Il 5 Novembre del 1978, di ritorno da Loreto, Papa Giovanni Paolo II si reca ad Assisi in occasione del primo viaggio pastorale, è passato appena un mese dalla sua ascesa al soglio pontificio;
. Il 27 Ottobre 1986, Papa Karol Wojtyla sceglie Assisi per invitare, prima volta nella storia, tutti i rappresentanti delle principali religioni mondiali a pregare insieme per la pace.
Alla “Giornata di preghiera per la Pace” partecipano 50 rappresentanti delle chiese cristiane, oltre ai cattolici e 60 delle altre religioni. Da allora si parla dello ‘Spirito di Assisi’ per descrivere la particolare atmosfera che favorisce, anche per lo speciale rispetto da parte di tutti i credenti per la figura del Santo, il dialogo e il confronto, superando differenze e diffidenze. E il feeling tra il Papa e Assisi si ripeterà spesso nel corso degli anni seguenti;
. Il 9-10 gennaio del 1993 il Pontefice è di nuovo nella Basilica di San Francesco a pregare per la pace nei Balcani;
. In seguito al terremoto del 1997, il 3 gennaio 1998, Papa Wojtyla torna ad Assisi per inaugurare l’anno pastorale e per portare speranza e conforto nel cuore dei terremotati;
. il 24 gennaio del 2002 Papa Giovanni Paolo II è di nuovo presente come promotore della giornata mondiale di preghiera per la pace che vede di nuovo coinvolti tutti i rappresentanti delle principali religioni del mondo in seguito agli eventi del 11 settembre 2001 e alla guerra in Afghanistan.
. Domenica, 17 giugno 2007, visita pastorale di sua santità Benedetto XVI ad Assisi in occasione dell’ottavo centenario della conversione di San Francesco. Visita caratterizzata dall’accoglienza calorosa della gente, dagli oltre diecimila giovani giunti da tutte le diocesi umbre e scandita dalla sosta in preghiera su tutti i principali luoghi francescani. Rivolgendosi ai giovani Papa Ratzinger parla di quell’autentico capolavoro della fede che fu la vita di Francesco: «È la sua conversione a Cristo che spiega quel suo tipico vissuto in virtù del quale egli ci appare così attuale anche rispetto a grandi temi del nostro tempo, quali la ricerca della pace, la salvaguardia della natura, la promozione del dialogo tra tutti gli uomini, ma lo stesso Francesco – avverte il Papa – subisce una sorta di mutilazione quando se ne fa semplicemente un ambientalista, un pacifista o l’uomo del dialogo interreligioso e si dimentica che era soprattutto un innamorato di Cristo». Quindi Papa Benedetto XVI invita i giovani ad affrontare le tante seduzioni del relativismo che caratterizza la cultura del nostro tempo: «Francesco prima della conversione era “il re delle feste”, – ricorda il Papa -. E anche oggi le iniziative di svago durante i “weekend” raccolgono tanti giovani. Inoltre si può girovagare anche virtualmente navigando in Internet o perdendosi nei paradisi artificiali della droga. La gioia vera, però, è un’altra e Francesco la trovò in Cristo. Allo stesso modo, lui che era vanitoso, oggi si suol parlare di cura dell’immagine, imparò che centrare la vita su se stessi è una trappola mortale. La grande ambizione del giovane di Assisi fu mutata da Dio in “una ambizione santa, proiettata sull’infinito”. Così, prendendo spunto dai difetti di questo venticinquenne (tale era l’età di Francesco all’epoca della conversione) di otto secoli fa, simili ai problemi dei giovani di oggi, il Papa mostra che anche nel terzo millennio convertirsi è possibile.
Sul piano culturale, artistico religioso, un altro evento importante si ha nel corso del 2000 quando la città di Assisi, così come la Basilica di Santa Maria degli Angeli, la Porziuncola e gli altri siti francescani, unitamente alla quasi totalità del territorio comunale, sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco. Tra le varie motivazioni date due sono quelle principali:
. E’ la città che ha dato i natali a San Francesco e quindi luogo di nascita dell’ordine francescano. Sin dal Medioevo quindi il nome di Assisi è stato strettamente associato con il culto e la diffusione del movimento francescano nel mondo, con il suo profondo messaggio di pace e di tolleranza nei confronti delle altre religioni.
. I capolavori di arte medioevale come la stupenda Basilica di San Francesco gli affreschi di Cimabue, Simone Martini, Pietro Lorenzetti e Giotto, hanno fatto di Assisi un punto di riferimento fondamentale per lo sviluppo artistico e architettonico dell’Italia e dell’Europa.
Tra le testimonianze artistiche che rendono Assisi una delle mete turistiche italiane più apprezzate, sono da non perdere la Basilica di San Francesco, fulcro della religiosità mondiale; la Basilica di Santa Chiara, dove è conservato il crocifisso di San Damiano; la Cattedrale di San Rufino; la Chiesa di Santa Maria Maggiore; il Convento della Chiesa Nuova; l’Abbazia di San Pietro; il Monastero di San Damiano; la Piazza del Comune che racchiude il Tempio di Minerva, il Palazzo del Capitano del Popolo, la Torre del Popolo, il Palazzo dei Priori; la Rocca, la Basilica di Santa Maria degli Angeli posta a proteggere la Porziuncola; il Santuario di Rivotorto con Il Sacro Tugurio; l’Eremo delle carceri.
Dal punto di vista naturalistico merita una visita l’area del Parco Regionale del Monte Subasio, istituito a protezione di un’area di grande valore ambientale e permeato da un’atmosfera mistica.
Mentre riguardo l’aspetto enogastronomico la Strada dei vini del Cantico è il punto di riferimento per un percorso alla scoperta di un territorio ricco di atmosfere, colori, profumi, sapori e tradizioni dell’Umbria.









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