Un fremito d’ali, la vita di Padre Pio. Musical Febbraio/Aprile
Il musical: “Un fremito d’ali, la vita di Padre Pio vista dagli angeli”, dopo il grande consenso di pubblico e di critica e rappresentato anche nella bellissima cornice del sagrato della nuova chiesa intitolata a San Pio, va in scena al Teatro Metastasio di Assisi.
Dopo il successo ottenuto con il musical «Chiara di Dio», Carlo Tedeschi porta in scena al Teatro Metastasio di Assisi «Un fremito d’ali», il musical ha un particolare sottotitolo: «La vita di Padre Pio vista dagli Angeli». La vita del Santo di Pietrelcina si visualizza nello spettacolo con rapidi flash di stampo cinematografico che, fedeli alle fonti storiche ufficiali, la descrivono, la rendono fruibile, la donano come spiega lo stesso Tedeschi attraverso uno straordinario strumento: gli occhi degli Angeli. Il musical, infatti, si struttura nel particolare rapporto che il Santo ha con il mondo dell’invisibile ed evidenzia gli aspetti più mistici, ma anche quelli più umani di una personalità sostenuta da una fede incrollabile. La figura di Padre Pio incarna le aspettative, la ricerca, la lotta dei giovani. È uno dei giovani del mondo che si affaccia alla vita sentendosi spinto verso qualcosa da decifrare nel tempo ed è soprattutto ai giovani che quest’opera è dedicata, giovani che potranno in tal modo riscoprire nella figura del santo un nuovo modo di vivere la bellezza della spiritualità, della fede e della croce. Il contesto che circonda la vita del Padre viene delineato, durante lo svolgimento dello spettacolo, attraverso spettacolari coreografie acrobatiche che, interpretate da un nutrito corpo di ballo, commentano i vari brani musicali tutti con testi originali. L’opera si avvale di un impianto scenografico composto da pannelli mobili e praticabili sopraelevati, da cui compariranno e scompariranno gli oltre 30 artisti che, risaltati dalla magia delle luci, interpreteranno i vari personaggi. Le musiche sono di Stefano Natale e Andrea Tosi, le coreografie di Gianluca Raponi. Il musical su Padre Pio nasce da un desiderio espresso da padre Nazario Vasciarelli, guardiano del Convento di San Giovanni Rotondo, a Carlo Tedeschi in occasione della rappresentazione del suo musical “Chiara di Dio” sul sagrato del nuovo Santuario di San Pio. “È qualcosa che sento da tempo – aveva detto padre Nazario al regista – mettiti a lavorare per preparare qualcosa su Padre Pio perché, dopo Chiara e Francesco, anche Padre Pio merita qualcosa di molto serio. Lui è amato dai giovani perché ha amato la Croce”. Fedele alla propria vocazione cristiana che permea gran parte della sua produzione, Tedeschi ha accettato l’invito realizzando uno spettacolo semplice, immediato, comprensibile a chiunque, come lo era il linguaggio del santo, e pertanto di grande stimolo per chi voglia trovare o ritrovare una fede vera, sentita, vissuta nella concretezza.
La vita di Padre Pio da Pietrelcina, San Pio, si visualizza nello spettacolo attraverso gli occhi degli angeli, sempre presenti. Accanto a questi s’avvicendano creature diaboliche, uomini maestosi, personaggi celesti che portano alla luce ciò che non si vede, l’invisibile della vita di Francesco Forgione. Un ragazzo come tanti, fisicamente debole, fragile, colmo di ansie, paure, timori, angosce, ricco però della spinta, ricercata e voluta, verso il bene, il buono, il bello ed il pulito. È un giovane che s’innamora dell’amore di Dio, al quale da spazio in sé. Un amore di cui non può più fare a meno, un amore che gli costa lotte e sacrifici. È fedele all’invito dell’Uomo Maestoso, come egli stesso lo definisce, a combattere contro un uomo di smisurata altezza con volto orrendo. In premio gli offre una corona ed un’altra, più preziosa ancora, d’oro e a forma d’aureola, lo cingerà se lotterà oltre, fino alla fine. Il giovane, che prenderà il nome di padre Pio, continua così la sua vicenda terrena, attraverso una lotta spietata, in virtù dello speciale sentimento che lo lega all’Uomo Maestoso. In una toccante coreografia, l’anima fremente di padre Pio si rende visibile in un danzatore che, “uscendo” dal corpo, balla uno struggente “dialogo interiore”, come allo specchio. Gli occhi del suo Angelo Custode, che teneramente chiama Angiolino mio, lo guardano dolcemente, appassionatamente e con l’angustia perenne che possa perdersi, che possa non sentire più la sua presenza o non voglia più ascoltarlo né incontrarlo, come solitamente accade nelle estasi. Viviamo, insieme all’Angelo, le sue trepidazioni così come il suo amore per Padre Pio, riflesso splendido dell’amore di Dio, che lo soccorre quando è giovane e poi uomo maturo. Amore che inala in lui il respiro di Dio, che lo sostiene nel vivere la sofferenza di Gesù mentre si fonde nel Signore e questi nella sua creatura, che docilmente diviene, anche nella carne, un altro Gesù. Mentre scorre il sangue delle sue piaghe, accasciato e quasi morente, si trasforma in sacrificio vivente per le creature che ama con l’amore di Dio. Il cielo si apre a noi, l’invisibile si rende visibile, l’impossibile possibile nelle carni del giovane ragazzo di campagna, che balza agli onori del cielo per aver seguito una voce, donata a tutti e che in lui trova la docilità dell’ascolto: “Ubi est Deus tuus?”. Lo vediamo, alla fine della vita, esausto, accasciato sulla poltrona, a testa china, mentre l’anima abbandona il corpo ed il suo Angelo, innamorato, la può finalmente accarezzare, stringere, toccare e accompagnare, ormai sicuro, che il loro amore sarà in un fremito d’ali per sempre luce di Dio.
Dal 5 febbraio al 25 aprile 2011, ogni Sabato ore 21,30 e ogni Domenica ore 16,30
Teatro Metastasio, Piazzetta Verdi, 1 – Assisi
Il teatro si trova a 250 metri dalla Basilica di San Francesco.









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