Sentiero Francescano della Pace Hotel Frate Sole

Sentiero Francescano della Pace

Il sentiero tra Assisi e Gubbio, si chiama Sentiero Francescano della Pace non solo per il fatto che San Francesco lo compì molte volte con i suoi frati per recarsi alla Verna, ma anche, e forse soprattutto, perché dopo essersi spogliato di tutti i beni terreni si trovò in un momento di grande esaltazione spirituale e di grave difficoltà contingente, ed è su questo cammino che ritrovò la pace “cantando le lodi di Dio”.

Sentiero Francescano

Il sentiero in occasione del Grande Giubileo del 2000 è stato reso nuovamente percorribile a piedi, a cavallo o in bicicletta, è lungo 50 km e, come si è detto, ricorda soprattutto quel primo eroico viaggio che Francesco fece in direzione di Gubbio nel freddo inverno del 1206. Era stata quell’autentica spoliazione e rinuncia ai beni terreni di fronte al vescovo della città e al padre, Pietro di Bernardone, che Giotto ha ritratto così efficacemente, a fortificarlo. La citazione in giudizio di fronte al vescovo, promossa dal padre, era stata, per il giovane Francesco, una provocazione molto propizia. Da tempo, infatti, egli sentiva di avere scoperto il tesoro nascosto e, da mercante saggio, si industriava di comprare la perla preziosa, che aveva trovato, a prezzo di tutti i suoi beni.L’acquisto del diadema più luminoso, la povertà, era dunque stato possibile solo qualche giorno prima della sua partenza dalla città. Per assistervi, il popolo dileggiante di Assisi si era radunato intorno al suo vescovo Guido e, per la prima volta dopo la conversione di Francesco, non aveva insultato per strada il giovane coperto di cenci, ma era ammutolito davanti ai suoi gesti lenti, immediati e sicuri benché scanditi dalle rigide regole del processo.

Sentiero-Francescano

Il sentiero prima del Castello di Biscina

Solo e vestito di un misero saio, partì alla volta di Gubbio, città in cui poteva contare sull’amicizia di Giacomo Spadalonga, per poter riprendere con maggior vigore la sua opera di conversione, di servizio agli altri e di ricostruzione materiale e spirituale della chiesa. Mentre ridà concretezza all’agire di Francesco, il viaggio, nel racconto dei biografi, si scopre come orientato a una meta. Così, in un certo senso, il cammino ha termine, a Gubbio, quando avviene l’incontro tra il Santo e il suo amico di un tempo. Comincia però proprio allora quelI’impegno verso i lebbrosi che dimostra come il compimento di un così lungo tragitto coincida non tanto con un’ospitalità ricevuta da Francesco, quanto con quell’assistenza che egli, da allora comincia a dare a chi, molto più di lui ammalato, ne ha bisogno. Come si può vedere, le Fonti francescane non individuano un itinerario, ma descrivono il comportamento spirituale del Santo ed episodi accadutigli lungo il percorso da Assisi a Gubbio. Il suo cammino in direzione di Gubbio è narrato succintamente dai biografi, solo la ricerca storica, con un lavoro di composizione delle fonti, è riuscita a delineare il percorso di quel viaggio lungo un tracciato ancora in parte esistente, identificato con la via medievale per Valfabbrica, e renderlo attendibile come quello con molta probabilità compiuto dal Santo. Così, oggi, il “Sentiero Francescano della Pace” pur sempre primo tratto del percorso che unisce Assisi alla Verna, può essere riproposto in tutte le sue valenze mistico religiose, storico architettoniche e paesaggistico ambientali in grado di orientare quel cammino verso la pace al quale è dedicato. È questo lo spirito con cui è stato ridisegnato il Sentiero, senza la presunzione, cioè, di avere riportato alla luce il tracciato della via medievale, ma con la consapevolezza di avere utilizzato la documentazione storica che lo riguarda in modo tale da ricollegare sempre alla sua virtualità, in mezzo ai boschi e sull’alto delle colline, accanto al Chiascio e lungo i tanti torrenti, episodi e monumenti della vita di san Francesco in grado di parlare ancora molto all’uomo d’oggi. Frate sorriso

Luoghi rilevanti e descrizione del percorso

Il percorso con un ritmo tranquillo, può essere agevolmente effettuato in tre giornate: partenza da Assisi la mattina del primo giorno e arrivo a Valfabbrica nel tardo pomeriggio, circa 13,5 km; secondo giorno da Valfabbrica al Castello di Biscina, circa 15,5 km; mentre il terzo giorno dal Castello di Biscina con arrivo alla Chiesa della Vittorina a Gubbio circa 21 km.

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Porta San Giacomo

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L’inizio del Sentiero riassume, già al primo colpo d’occhio, non solo un momento, ma tutta la vita, di san Francesco. Se da qui, appena fuori di Porta San Giacomo, egli si incamminò per Gubbio, la meta di uno dei suoi primissimi autentici viaggi, sempre qui, alla nostra sinistra, la celeberrima Chiesa che conserva il corpo del Santo ne avrebbe consacrato, dopo anni di viaggi ben più lunghi, il ritorno alla città oltre che l’innalzamento alla gloria degli altari.

Porta San Giacomo

Assisi, porta San Giacomo

E allora il percorso che si comincia scendendo da Porta San Giacomo verso il torrente Tescio non evoca, dal punto di vista della biografia di Francesco d’Assisi, un viaggio qualunque. Tutto l’ambiente in cui sono collocati l’inizio della strada per Gubbio e il monumento francescano per eccellenza, la Basilica, risponde ancora oggi all’unità materiale e spirituale del cammino di Francesco. Tutta la sua esistenza è qui presente, anche se la storia. come è normale che accada, ha profondamente rimescolato le carte di un’avventura umana compiutasi all’inizio del Duecento: Francesco, uscendo da Assisi, rabbrividiva alla visione dell’orrido “Colle dell’Inferno” e qualunque strada lo allontanasse dal suo “inferno” cittadino gli era propizia; oggi noi, invece, a rischio di smarrire quel po’ di tracciato storico rimasto dell’itinerario del Santo verso Gubbio, ci estasiamo, quasi ci fermiamo, alla vista dello stesso luogo di partenza, diventato sublime grazie alla sua morte e da allora rinominato “Colle del Paradiso”. Accade però che, proprio per avere una visione ancora più intera della chiesa di San Francesco e del suo colle, ci allontaniamo dalla Porta San Giacomo e cominciamo a scendere dalla via del Ponte dei Galli. Nello stesso momento, e nei momenti successivi all’inizio di questa discesa, il nostro percorso sul Sentiero francescano è già cominciato, la strada individuata per replicare quella medievale del giovane Francesco diventa la ragione preponderante del nostro cammino. La scoperta della discesa e la ricerca, con lo sguardo, dei punti da cui risaliremo le colline che ci circondano stemperano la visione della Chiesa e la immergono nella contemplazione di quella natura che per tanta parte del cammino sarà, come già per Francesco, l’unica compagna confidente e serena. Scendendo, costeggiamo il foltissimo “Bosco di San Francesco, 60 ettari di “sacro paesaggio” oggi del F.A.I., da cui emerge il convento francescano: esso è il tramite più diretto, il ponte più efficace tra l’arte e lo spirito da un lato e la natura e lo spirito dall’altro. Proseguiamo nella discesa verso le le acque del Tescio, il principale fra i torrenti che scendono dal Subasio.

Chiesa di Santa Croce

Lo attraversiamo nella località detta di Ponte Santa Croce, pittoresco angolo in fondo alla valle in cui è testimoniata, intorno agli anni della vita di san Francesco, la notevole attività di un insediamento benedettino e un antico mulino in attività fino al secolo scorso.

Assisi Chiesa di Santa Croce

Chiesa di Santa Croce

La Chiesina attuale, tuttora officiata, conserva un affresco seicentesco ispirato alla grande devozione popolare che qui si è alimentata nel corso dei secoli. Se, poi, quello che attraversiamo sia l’autentico trecentesco Ponte dei Galli, sul quale si dice sia transitato Carlo Magno, è questione venuta in controversia negli ultimi anni: pare, infatti, che con qualche credibilità il ponte in parola possa essere rintracciato in un manufatto, architettonicamente molto povero, seminascosto dalla vegetazione della “Selva” francescana adiacente. Superato Santa Croce, giriamo a sinistra e percorriamo il fondovalle per poche centinaia di metri. 

Statua di Padre Pio

Dopo una semicurva, a destra parte la “via Padre Pio”, fortemente segnata dalla fede nel Beato di Pietralcina da una sua statua imponente circondata da una ricchissima aiuola, continuamente coltivata e arricchita da gente che spesso si può vedere sostare qui in preghiera e in raccoglimento. La strada asfaltata, in forte salita iniziale, lascia il posto alla terra battuta quando attraversa il falsopiano da cui si ammirano, insieme, la mole del Subasio e l’apertura, con centro in Santa Maria degli Angeli, della Valle Umbra. In corrispondenza del primo bivio, si sale di nuovo, a sinistra, verso Torre Zampa.

Statua di Padre Pio

Statua di Padre Pio

Qui è il regno dei pastori: vi si trovano campi a pascolo, ma anche regolari coltivazioni e una rada pineta. Il Sentiero raggiunge la cima, dominata dalla Torre, snodandosi proprio in mezzo alla pineta e prosegue, riscendendo dolcemente, fino a raccordarsi col punto terminale della “via Padre Pio”. Questo è il luogo di un piccolo guado, dopo il quale, voltando a sinistra, si riprende a salire, dapprima in un tratto boscoso, quindi allo scoperto, in un ambiente collinare ancora più isolato di quello dal quale eravamo saliti per arrivare a Torre Zampa. Dal guado, fino alla prima deviazione che immette il Sentiero in direzione di Pieve San Nicolò, si conta poco più di un chilometro. Sul bivio, a sinistra, ci attende un bosco davvero folto e variegato. Prima di inoltrarci in esso, abbiamo il tempo di scorgere, non lontane davanti a noi, colline molto aspre, che poi terminano in grandi prati. Sperimentiamo quei colli quando, oltrepassato il bosco molto fresco e ricco di rigagnoli e stagni, ci troviamo a risalire, allo scoperto, una costa dalle pareti brulle e rocciose. Da qui si torna a scoprire una vista su Assisi singolarmente suggestiva: la città è ormai lontana e consiste unicamente nella sua Rocca e nel campanile della chiesa di San Francesco, che compare all’improvviso dietro la collina da cui, dopo Torre Zampa, scende il Sentiero. Superato il pendio, riusciamo sulla strada asfaltata che sale da San Fortunato. È questa la carrozzabile che, col nome di “strada Francescana”, da non molti anni congiunge direttamente Assisi e Valfabbrica raggiungendo, sulla cima, l’abitato di Pieve San Nicolò. Il tracciato della “Francescana” ha sostituito la vecchia comunale che raccordava, ancora fino agli anni Cinquanta la più antica “via per Valfabbrica”, dove si ritrovano toponimi come Casa Coppe e La Torre. Questi luoghi, con i rispettivi insediamenti, esistono anche oggi e chi li abita conserva la memoria di una strada che dalla mezza costa su cui siamo piegava direttamente tra i boschi sottostanti fino a raggiungere il “pioppo”, alle porte di Valfabbrica.

Pieve San Nicolò

L’aspetto più piacevole del nuovo tracciato, che percorriamo fino all’altezza del cimitero di Pieve San Nicolò, sta nel fatto che esso ci permette di costeggiare molto da vicino, sul fianco destro, la zona boscosa delle “Murce”, dalla quale viene un senso imponente di alta collina particolarmente ricca di flora e di fauna.

Pieve San Nicolò

Pieve San Nicolò

Lo snodo rappresentato dal cimitero di Pieve San Nicolò, a sinistra prima della scalinata che porta a quella breve e intensa area di terra consacrata, appare di notevole significato per il Sentiero in quanto è da questo livello che si abbandona la vista di Assisi e si vede distintamente Valfabbrica mentre, ancora distante, Gubbio, in condizioni climatiche adeguate, si annuncia, almeno nel suo profilo, sotto il monte Ingino. Il Sentiero fa un ampio giro intorno al cimitero di Pieve, poi digrada fra i campi fin verso l’imboccatura del fosso cosiddetto delle “lupe”, un tratto completamente nascosto nel bosco ceduo, al cui ripristino ha presieduto la volontà di replicare il più arcaico, in termini novecenteschi, fra i tracciati in grado di evocare le memorie secolari dell’attraversamento di questo ambiente da parte di san Francesco. Il bosco delle “Murce” e quello che copre il tratto di Sentiero da Pieve San Nicolò al “Pioppo” presentano una vegetazione collinare, cerro, roverella, carpino nero e orniello, che spesso ritroveremo anche oltre Valfabbrica. Dal punto di vista faunistico, i boschi sono popolati, fra l’altro, da tordi, cuculi, scriccioli, pettirossi, usignoli, capinere, cinciallegre e fringuelli. Tuffetti e gallinelle d’acqua si trovano nelle zone umide. Tra i mammiferi, ricordiamo il riccio, la lepre, l’istrice, la volpe, la faina, la donnola. Compiuta la discesa, un breve tratto pianeggiante nel mezzo di una riserva venatoria conduce a riprendere l’ultimo tratto della “strada Francescana”, immediatamente prima del ponte della località il “Pioppo”. Siamo quasi alle porte dell’abitato di Valfabbrica, al quale, proprio per evitare il traffico della statale, si consiglia di giungere da via Osteria e, quindi, dalla via Castellana. In questo avvicinamento al centro della cittadina, che è un po’ il cuore geografico del Sentiero, ci sarà di guida la bella torre dell’antico Castello, non alta, ma elegante costruzione che difende con orgoglio il perimetro del borgo medievale sopravvissuto a tante lotte e a tanti assalti. Si attraversa Valfabbrica fino alla piazza centrale, piazza Mazzini, con al centro una fontana circolare. Continuando sempre nella stessa direzione si scende verso il campo di calcio comunale e il fiume Chiascio che si attraversa su di un ponte raggiungendo così la destra idrografica del fiume. Proseguendo, dopo qualche centinaio di metri si gira a destra risalendo la valle del fiume.

Chiesa di San Benedetto

Dopo una curva si lascia la strada asfaltata per girare a destra su di una strada sterrata, si attraversa un piccolo fosso continuando così a risalire la valle sul lato destro del fiume.

Valfabbrica Chiesa di San Benedetto e  Beato Paolino

Chiesa di S. Benedetto e del Beato Paolino

Quasi al termine della strada sterrata si incontra la chiesa dedicata a S. Benedetto nella zona della Barcaccia. Quasi in prossimità del luogo in cui, su grosse barche, è stato da sempre preferibile oltrepassare il Chiascio. Il semplicissimo tempio ha avuto cure solerti nel 1938, quando fu restaurato e nel 1993, in seguito al terremoto; esso è una conferma innegabile del ruolo avuto qui dai benedettini nel corso dei secoli e, insieme, della potenza della contea di Coccorano, i cui confini certo erano noti al giovane Francesco.

Chiesa di Coccorano

Dopo qualche centinaio di metri la strada sterrata termina e si risale a sinistra percorrendo la nuova strada francescana verso la diga. Prima di arrivare allo sbarramento si gira a sinistra per una vecchia strada che sale nel bosco che presto si dirada.

Chiesa di Coccorano

Chiesa di Coccorano

Risalendo il pendio è possibile scorgere lo sbarramento artificiale sul Chiascio e di fronte la vecchia torre di Coccoranaccio. Continuando a salire, la strada sbocca su di una carrabile sempre sterrata ma in buone condizioni. Si gira a destra e percorrendo un tratto in salita la strada arriva in cima alla collina da dove è possibile estendere lo sguardo, a sinistra verso Valfabbrica e a destra verso la valle del Chiascio con in primo piano in basso il castello di Coccoranaccio e sullo sfondo quello di Biscina, più in lontananza la catena dell’Appennino con il monte Catria e il monte Acuto. Si giunge quindi alla chiesetta di Coccorano da dove è visibile, verso nord-est il castello di Giomici, è uno spettacolo di pacata grazia campestre, amplificato, per contrasto. dalle feroci lotte per il possesso di queste terre che qui dovettero svolgersi.

Chiesa di Sambuco

Ora la strada scende incontrando numerosi incroci che si susseguono a distanza di circa cento metri l’uno dall’altro. Al primo si prosegue diritti, al secondo si gira a sinistra seguendo la strada principale, quella dritta conduce al cimitero, all’altro incrocio si gira a destra risalendo sulla strada asfaltata.

Chiesa di Sambuco

Chiesa di Sambuco

Dopo circa duecento metri, in corrispondenza della recinzione di una casa, si gira a destra per una strada sterrata che continua a salire e da dove è possibile scorgere il cimitero e la chiesa di Coccorano ed un agriturismo con laghetto. Dopo un’ampia curva sulla destra e oltrepassata una casa diroccata, a circa duecento metri dalla stessa si gira a sinistra per un sentiero che si inoltra nel bosco e scende  dolcemente. Sempre all’interno del bosco si attraversa un piccolo fosso e si prosegue sull’altro lato ed infine si risale a sinistra per uscire dal bosco sulla strada e scendere alla chiesetta di Sambuco.

Castello di Biscina

Si prosegue in discesa lungo la strada asfaltata aggirando la chiesetta fino ad arrivare sulla nuova “strada francescana” in corrispondenza di un grosso ponte e qui si continua a sinistra. Attraversato un altro ponte si prosegue per altri 700 metri circa per poi deviare a sinistra e salire lungo un’altra strada asfaltata.

Castello di Biscina

Castello di Biscina

Oltrepassata una casa diroccata, si gira a destra per un sentiero che si inoltra in un boschetto. Dopo aver attraversato due fossi, sempre all’interno del bosco, il sentiero sale ripidamente per poi sfociare su di una carrareccia. Si continua sulla strada e dopo una grossa casa diroccata si continua trascurando al bivio successivo la strada che sale a sinistra. Si continua per la strada principale sterrata evitando deviazioni su strade secondarie per arrivare al castello di Biscina.

Chiesa di Caprignone

Si prosegue per la strada alberata oltrepassando un agriturismo fino ad incontrare di nuovo la “strada francescana” che si risale per qualche centinaio di metri fino alle prime case ove si gira a destra per una strada in discesa fino ad una casa colonica.

Chiesa di Caprignone

Chiesa di Caprignone

Continuando in forte discesa si attraversa un oliveto e si entra nel bosco per poi attraversare un torrente e risalire poi sulla destra per giungere alla chiesa di Caprignone. Intorno alla Chiesa si compie, in piano, un belI’anello di circa 500 metri. Il tempio ispira reverenza e impone assoluta austerità. È sempre in precarie condizioni, ma qualcosa di più solido di esso quassù non si potrebbe immaginare. La sua precarietà inizia forse dal primo giorno della costruzione, ma niente ha potuto abbatterlo in quanto è uno dei primi segni che Francesco ha voluto lasciare del suo desiderio di trasformare una peregrinazione folle in una comunità certa e riconoscibile, in questo luogo si tenne nel 1223 il primo capitolo generale dei francescani fuori Assisi.

Eremo di San Pietro in Vigneto

Si percorre ora una strada sterrata in direzione nord e dopo dieci minuti si lascia la strada per scendere a destra lungo il bordo di un campo.

Eremo di San Pietro

Eremo di San Pietro in Vigneto

Il sentiero piega poi a sinistra lungo una recinzione ai bordi di un bosco per poi raggiungere un torrente sotto un acquedotto sopraelevato. Attraversatolo si continua a sinistra in forte salita fino per poi ridiscendere nel bosco. Ad un bivio si continua a sinistra risalendo leggermente fino ad una strada sterrata che si percorre in salita fino all’eremo di S. Pietro in Vigneto, luogo d’accoglienza e di meditazione, che un frate eremita custodisce con esperta accortezza.

Madonna delle Ripe

Ora il percorso, dapprima un ombreggiato tratto di falsopiano, segue la strada sterrata ed in corrispondenza di una sella raggiunge la chiesetta della Madonna delle Ripe,

Madonna delle Ripe

Madonna delle Ripe

poi assume quella discreta pendenza che ci rimette in quota e si giunge in cima alla collina ove si apre il panorama sulla catena dell’Appennino mentre a sinistra, sul versante opposto, si nota il castello di Vallingegno e più in alto l’Abbazia. Proseguendo a sinistra, prima di una casa adiacente alla strada, incontriamo il sentiero che giunge da Vallingegno (*). Andando avanti, superato un agriturismo, si giunge ad una strada asfaltata. Si gira quindi a sinistra per arrivare, prima della strada statale, ad una deviazione sulla destra che scende verso la vallata di Gubbio che si apre alla vista del visitatore. (*) Bretella di Vallingegno: Sconsigliato. Tratto privo di manutenzione.

Ponte d’Assi

In fondo alla discesa si risale a sinistra verso la strada statale. Si percorre il ponte della nuova strada per un centinaio di metri e quindi si prosegue subito dopo dalla parte opposta per riprendere la vecchia strada verso Gubbio.

Ospedale di San Lazzaro

Ospedale di San Lazzaro

Si prosegue attraversando una fattoria per poi ritornare sulla strada statale che si costeggia sulla sinistra. Si giunge quindi all’abitato di Ponte D’Assi, qui si attraversa un torrente su di un ponte e subito dopo si prosegue diritti  lasciando la statale e, costeggiando un piccolo fosso che passa tra alcune case. Sono questi i luoghi nei quali, ancora distanti dalle porte della città e però sempre accanto alla via principale, molti pellegrini, già negli anni di San Francesco, si concentravano per avere ospitalità e cure fuori delle mura. E sempre qui, ben presto, sarebbero sorti due veri e propri ospedali: Santa Maria di Fonte Salice o Montebaroncello e Santa Maria Maddalena di Fassia, luoghi di dolore e di pietà, confini tra un’assistenza in qualche modo garantita e una protezione meno scontata verso chi in tutto è “minore”. I ruderi di Montebaroncello sono stati incorporati in una casa colonica, né miglior sorte ha avuto l’ospedale di Fassia. Di esso, però, si è conservata ed è visitabile la piccola Chiesa omonima. La strada, da asfaltata diventa sterrata, ormai alle porte della città, il Sentiero, che qui riprende la vecchia strada da Assisi a Gubbio, tocca un’altra minuscola Chiesa di campagna. La grazia campestre di questa costruzione, come quella di Fassia, ispirano una serenità dei luoghi contrastante con l’atmosfera che qui si respirava in pieno Medioevo: la ex Chiesa che abbiamo di fronte, infatti, apparteneva al complesso dell’Ospedale di San Lazzaro, lebbrosario di Gubbio, fondato nella seconda metà del Xll secolo.

Chiesa della Vittorina

Quindi la strada diventa di nuovo asfaltata, fino ad arrivare alla chiesa della Vittorina, luogo dell’incontro con il lupo di Gubbio, che si raggiunge attraversando un parco subito dopo un incrocio. La Chiesa che Francesco dovette avere più cara in Gubbio, quella che gli permise di esercitare in città l’intenso magistero degli esordi del suo Ordine.

Chiesa della Vittorina

Gubbio, Chiesa della Vittorina

Le origini della chiesa di Santa Maria della Vittoria, detta la “Vittorina”, si perdono nella leggenda: essa sarebbe stata fatta costruire in questo luogo, nell’VIII secolo dopo Cristo, a ricordo di un’importante vittoria riportata dagli eugubini su orde di saraceni arrivati fino al cuore dell’Umbria. Documenti certi nominano la Chiesa a partire dalla prima metà del Xll secolo; di sicuro, poi, essa identifica il primo insediamento dei francescani a Gubbio, che se la videro assegnare, nel 1213, dal vescovo Villano, grazie anche alla disponibilità dei benedettini che ne erano proprietari. La continuità del rapporto tra San Francesco, i Frati Minori e i Benedettini, di cui spesso si può trovare traccia lungo il percorso del Sentiero, tocca qui, alla “Vittorina”, il momento culminante, la fase eminente, l’occasione più alta. L’interno della “Vittorina”, in cui è conservata anche una piccola abside della primitiva Chiesa romanica, è ad una navata. Tele e affreschi cinque-seicenteschi variamente attribuibili ornano sia la volta che le pareti.

Chiesa di San Francesco

Da qui Francesco entrò in Gubbio attraverso la Porta di S.Pietro e giunse alla “Platea Mercatali”, nei pressi dell’attuale Chiesa di San Francesco, luogo dell’incontro con Giacomo Spadalonga. “Colui che un tempo gli era amico, accolse Francesco nel suo fondaco e lo rivesti” con una tunica fatta di una stoffa povera e rozza di color grigio, che rappresenterà il primo abito dell’Ordine francescano.

Gubbio San Francesco

Gubbio, Chiesa di San Francesco

Passare dalla “Vittorina” alla chiesa di San Francesco equivarrà a percorrere l’ultimo tratto del Sentiero, ormai dentro le mura di Gubbio, e significherà anche rendersi conto, nel passaggio dalla modesta chiesetta al tempio monumentale, del rapido progresso che ha accompagnato le vicende dei Frati Minori in città. Il fondaco rimase tale ancora per qualche anno, poi, dopo che i Minori ebbero vissuto la loro esperienza ancora un po’ itinerante alla “Vittorina”, sulle sue fondamenta, tra il 1230 e il 1240, cominciarono a erigere la splendida costruzione romanico-gotica in pietra riquadrata bianca. La Chiesa ha due ingressi: il primo, formato da un sobrio portale, è collocato sulla facciata principale, orientato a nord-ovest; il secondo, posto sul lato sinistro, è costituito da un portale gemino romanico. La facciata principale, incompiuta, è divisa da una modanatura orizzontale e presenta ai lati due pilastri. L’interno, a tre navate, è di tipo basilicale; il suo impianto originario è ancora visibile al di là delle trasformazioni settecentesche. Due splendidi chiostri, con pareti un tempo coperte da affreschi, danno all’intero complesso architettonico quella monumentalità ariosa, autenticamente francescana, che traduce il vissuto minoritico dall’esperienza della povertà alla sua conferma nella Regola.

Esito mistico del percorso

In questa fase “senza regola” della vita di Francesco, il punto di passaggio tra l’esperienza della povertà e la tesaurizzazione di quell’esperienza a vantaggio del rinnovamento della Chiesa sta tutto nell’impegno che il Santo, da Gubbio in poi, ha riservato alla cura dei lebbrosi. Questo impegno edifica già un nuovo modo di essere chiesa ed è, in sequenza, assunto immediatamente dopo la conclusione del viaggio per Gubbio, dove visse in una profonda tensione interiore, sforzandosi di dare un esempio coerente di vita cristiana:

Francesco e il lebbroso

Francesco e il lebbroso

“Poi, come amante dell’umiltà perfetta, il Santo si reca dai lebbrosi e vive con essi, per servirli in ogni necessità per amor di Dio. Lava loro i corpi in decomposizione e ne cura le piaghe purulente” (Tommaso da Celano, Vita prima). Così, l’esito finale di questo viaggio di Francesco coincide tanto con l’accoglienza ricevuta dall’amico quanto, forse ancora più, con l’accoglienza da lui data, nella loro casa, ai fratelli lebbrosi. La conclusione del Sentiero, sta tutta nel perimetro che collega gli ultimi monumenti che abbiamo toccato. Dapprima l’antico lebbrosario, poi la Chiesa benedettina che Francesco deve avere amato come un nuovo “tugurio”, infine il tempio che ambisce a mantenere nella Chiesa lo spirito comunitario delle origini del movimento francescano. Entro questi punti di riferimento, tutto lo stesso Sentiero, almeno simbolicamente, potrebbe essere ripercorso: qui c’è il senso della marcia, la traccia del ricovero provvisorio, qui c’è l’indicazione, che Francesco non può non aver seguito, di adoperarsi, subito, per i fratelli molto ammalati, qui c’è l’accettazione del dover essere anche chiesa e tempio, qui c’è il ricordo, sebbene lontanissimo, di un’amicizia mai interrotta. Su quell’amicizia “ritrovata” sarebbero sorti valori nuovi, antitetici a quelli, borghesi e commerciali, di partenza. Uno dei due amici avrebbe addirittura ceduto un fondaco avviatissimo, consentendo che sulle sue fondamenta si costruisse una Chiesa. L’altro avrebbe continuato a lungo a peregrinare, ad andare e tornare dalla sua città, a incontrare i poveri e a visitare chiese monumentali, a parlare con i potenti della terra e ad ascoltare il filo di voce di chi, per gli stenti, non aveva più fiato. Lui, proprio per questo chiamato “Santo”, non avrebbe mai dimenticato l’accoglienza avuta, in uno dei più freddi inverni della sua giovinezza, qui a Gubbio e sarebbe tornato in questa città ritrovando ogni volta immutate condizioni di fedele attesa dei suoi passi. Perciò, come ad Assisi, fuori della Porta San Giacomo, avevamo trovato le tracce di tutta l’esistenza di Francesco, così qui, a Gubbio, lo stesso uomo ha lasciato la traccia più completa di se, la febbre del viaggio e il tepore della preghiera.

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