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San Francesco Pace
San Francesco e la Pace

San Francesco PaceFrancesco, avendo vissuto sulla propria pelle l’esperienza della guerra ne conosceva di persona il tormento, travaglio che lasciò segni ben chiari nella sua vita e lo condusse alla ricerca della pace e alla testimonianza dei suoi valori attraverso quello spirito di pace che offrì al mondo.

Sin dall’inizio, lui e i suoi frati s’impegnarono in una predicazione di pace, fino a fare di ciò un tratto distintivo della loro scelta di vita.

Scrivendo la sua Regola, nella “non bollata” come nella definitiva, Francesco dava origine ad uno stile di vita che, attraverso atteggiamenti concreti e quotidiani, era capace di promuovere la pace.

Tommaso da Celano, ricorda come “il valorosissimo soldato di Cristo, Francesco, passava per città e villaggi annunciando il regno dei cieli, predicando la pace, insegnando la via della salvezza e la penitenza in remissione dei peccati”.

Francesco e la Pace

La pace fu il tema prediletto dal Santo nelle sue predicazioni, ciò che si può ben comprendere se pensiamo alle lotte che insanguinavano le città d’Italia nel medioevo. Tommaso da Spalato, che vide Francesco predicare a Bologna il 15 agosto 1222, narra che “tutta la sostanza delle sue parole mirava a spegnere le inimicizie e a gettare le fondamenta di nuovi patti di pace. Portava un abito sudicio; la persona era spregevole, la faccia senza bellezza. Eppure Dio conferì alle sue parole tale efficacia che molte famiglie signorili, tra le quali il furore irridibile di inveterate inimicizie era divampato fino allo spargimento di tanto sangue, erano piegate a consigli di pace”.

Al vescovo e al podestà di Assisi insegnò a perdonarsi per amor di Dio, così come ha lasciato scritto in quel Cantico che ancora oggi allieta il cuore di milioni di uomini: “Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore”. Ai suoi frati diceva: “La pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori. Non provocate nessuno all’ira o allo scandalo, ma tutti siano attirati alla pace, alla bontà, alla concordia dalla vostra mitezza”.

Egli c’insegna così che per essere costruttori di pace bisogna aver pace nel cuore, poiché non si può portare pace se non si è in pace con se stessi e con Dio.

Francesco attraverso la preghiera invoca la pace come dono di Dio, nel suo testamento dice: “Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: il Signore ti dia pace”. All’Eremo delle Carceri, luogo dove Francesco si ritirava in preghiera, vi è una lapide con questa frase: “Ubi Deus ibi Pax”, questo rimanda alla relazione profonda che esiste tra la preghiera e la pace. La preghiera come base della affinità religiosa tra gli uomini e del conseguente auspicio della pace del mondo.

San Bonaventura, nell’Itinerarium presenta Francesco come “l’Araldo della pace”. Il saluto di pace e le iniziative a favore della pace erano così parte integrante dello stile di vita e della missione dei primi Frati che questo li portò ad essere riconosciuti come un vero movimento di pace, tanto che lo stesso Tommaso da Celano (cf 1Cel 24 – FF 360) ci presenta la fraternità primitiva come una “Pacis legationem”, ossia, traducendo letteralmente, “ambasciata di pace” e ancora Celano (cf 1Cel 29 – FF 366) descrive il primo invio missionario dei frati, il cui obiettivo è diffondere in tutto il mondo l’annuncio di pace.

Per questo lo “Spirito di Pace” è diventato lo “Spirito di Assisi” il Genius Loci che ispira i sentimenti di pace, di verità, di giustizia, di amore, di libertà, di fratellanza, di carità, di raccoglimento e di preghiera che tutti possono avvertire come una presenza costante. Qui dove l’ordine francescano ha trovato origine, Assisi non è ricordo, ma perenne esperienza di vita perché qui nacque e qui continua a vivere in spirito d’amore San Francesco. Assisi è il miracolo di questa presenza francescana, è il miracolo di un amore che non si è spento, è incontro mistico universale, è spiritualità di pace. La pace che deve riflettersi nelle strutture umane, non poteva avere altra ambasceria di pace se non qui.

Scrive  Cesare Angelini in “Frammenti del Sabato”: «Qui, uno è subito preso di lui, da lui, il capo spirituale della città. Veramente il luogo possiede una presenza che costringe o meglio abbatte: – il soprannaturale è penetrato nel naturale, insostenibile quasi alla nostra misura, ma è una prima impressione che passa perché anche il credere qui è un modo leggero; più che un intendere è un amare… – E’ la novità di Assisi e il beneficio del Santo, il quale ci ha insegnato che più giova parlare a Dio che parlare di Dio».

Francesco e la Pace

 

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